san Pietro Crisologo Vescovo e dottore della Chiesa

San Pietro detto Crisologo, che significa «dalle parole d'oro», nel 433 venne consacrato vescovo di Ravenna, dal Papa in persona, Sisto III. La sua identità di uomo e di vescovo viene fuori chiaramente dai documenti , circa 180 sermoni, di cui siamo in possesso. Ravenna ai tempi di Pietro è una città crocevia di problemi e di incontri. Dall'Oriente lo consulta l'archimandrita Eutiche, in conflitto dottrinale col patriarca di Costantinopoli e con gran parte del clero circa le due nature in Gesù Cristo. Il vescovo di Ravenna gli risponde rimandandolo alla decisione del Papa (che ora è Leone I) «per mezzo del quale il beato Pietro continua a insegnare, a coloro che la cercano, la verità della fede».

Il Crisologo è una figura poco conosciuta. Rare e imprecise sono le antiche testimonianze relative a questo Dottore della Chiesa. Non merita che una limitata credenza quello che di lui scrive lo storico di Ravenna, Agnello, nel suo Liber Pontificalis, del secolo IX.
Secondo la tradizione comunemente seguita, il Crisologo nacque verso il 405 ad Imola, in quel tempo Forum Cornelii, nell'Emilia. Il vescovo della città, secondo la testimonianza del santo stesso, non si accontentò di battezzarlo, ma lo educò, lo istruì, lo ascrisse al clero della sua cattedrale e lo ordinò diacono. Sotto il pontificato forse di S. Celestino I (†432), egli fu eletto e consacrato vescovo di Ravenna, in quel tempo residenza della corte imperiale. Il suo discorso d'ingresso egli lo pronunciò difatti alla presenza di Galla Placidia (†450), figlia dell'imperatore Teodosio I, sorella di Onorio (1423) e di Arcadio, rispettivamente imperatori d'Occidente e d'Oriente, sposa di Costanze III, collega di Onorio nell'impero, e madre di Valentiniano III (†455), imperatore a quattro anni sotto la sua reggenza.
S. Pier Crisologo non tardò a farsi conoscere per la sua santità, attività, eloquenza e scienza. Il sermone 136 che tenne in onore di Adelfo, metropolita di Aquileia (426-40), fa ritenere che egli fosse allora semplice vescovo della VIII regione, dipendente dal patriarcato romano e senza speciale preminenza. Nel sermone 175 egli dice che, pur restando suffraganeo di Roma, come gli altri vescovi della regione Flaminia (Romagna), aveva ricevuto per "editto del principe cristiano", Valentiniano III, e per "decreto del beato Pietro", forse S. Sisto III (†440), il diritto di consacrare qualche vescovo dell'Emilia, diritto che precedentemente apparteneva all'arcivescovo di Milano, sede dell'imperatore. Roma avrebbe delegato al Crisologo non un diritto di metropolita sulle diocesi della bassa Emilia, ma una specie di Vicariato, per dare una soddisfazione alla corte di Ravenna, e prevenire così un possibile smembramento della provincia ecclesiastica di Roma a profitto di quella di Ravenna. In questa maniera venivano ad essere ulteriormente ristrette anche le prerogative di Milano. Per bilanciarne la potenza erano già stati creati la metropolitana di Aquileia ed il Vicariato di Arles (Francia). Agnello pretende di sapere che quando si trattò di consacrare vescovo di Ravenna l'eletto dagli abitanti, il papa gli sostituì Pier Crisologo che l'apostolo S. Pietro gli aveva indicato in sogno. La leggenda può essere stata creata con l'intento di fare di Ravenna un antemurale romano contro la capitale lombarda. è certo però che la grandezza ecclesiastica, poi civile e politica, dei vescovi ravennati nel Medio Evo inizia dal nostro santo vescovo.
Sotto il suo episcopato fu ultimata la costruzione della chiesa di San Giovanni Evangelista, fatta erigere da Galla Placidia dopo un voto da lei emesso mentre, in pericolo di naufragio, da Costantinopoli faceva vela verso Ravenna. Dopo la consacrazione, egli fu raffigurato nell'abside di detta chiesa con una barba imponente, nell'atto di celebrare la Messa, con accanto l'angelo dell'epìclesi. Il santo fondò pure la cattedrale di Classe e sembra avere consacrato a Ravenna la chiesa dei SS. Giovanni Battista e Barbanziano, prete antiocheno taumaturgo, chiamato da Roma a Ravenna da Galla Placidia come suo confessore e consigliere. S. Pier Crisologo ricevette con onore nella sua sede S. Germano, vescovo di Auxerre, venuto a intercedere una grazia presso la corte, il quale però a Ravenna morì (†448). A lui, come vescovo della residenza imperiale d'Occidente, fece ricorso, con altri prelati, Teodoreto, vescovo di Ciro, uno dei più noti rappresentanti della scuola antiochena, l'ultimo dei grandi scrittori della chiesa greca, scontento del Concilio di Efeso (431) perché, sotto la presidenza di S. Cirillo Alessandrino, aveva condannato Nestorio, (†451), patriarca di Costantinopoli, suo compagno alla scuola di Teodoro di Mopsuestia. Egli insegnava che il Figlio di Dio abita nell'umanità assunta come in un tempio, costituenti una cosa sola moralmente e accidentalmente, così che non era lecito attribuire all'uno le proprietà dell'altro e Maria SS. era non propriamente Madre di Dio, ma madre di Cristo uomo.
Nel 449 anche Eutiche, archimandrita bizantino, aveva fatto ricorso a S. Pier Crisologo e a papa S. Leone il grande (†461) perché dal sinodo di Costantinopoli (448) era stato condannato come eretico a motivo della confusione che faceva in Cristo delle due nature, donde il monofisismo.
Il santo gli rispose dopo il mese di giugno 449 dicendogli che egli ricusava si prendere partito, senza conoscere gli argomenti che gli venivano opposti, e che il definitivo giudizio della questione appartenente al papa di Roma "perché il beato Pietro, che sulla sua propria sede vive e presiede, fornisce a coloro che la cercano la verità in materia di fede".
Avendo appellato anche all'imperatore Teodosio II, questi convocò un concilio ecumenico ad Efeso, al quale partecipò anche S. Leone il Grande, amico di S. Pier Crisologo, con i suoi legati e con le sue lettere nelle quali formulava la dottrina chiara e precisa che bisognava ritenere. Eutiche vi trionfò grazie alle violenze usate, contro i sostenitori dell'ortodossia, dai monaci e dai funzionari imperiali, ma Leone I, appena conobbe le irregolarità che erano state commesse, cassò senz'altro gli atti di quello che passò alla storia come "il latrocinio di Efeso".
Le sollecitazioni pontificie per un altro concilio rimasero però inefficaci fino a quando, morto Teodosio II (450), salì al trono l'imperatrice Pulcheria. Costei fece esiliare Eutiche in un luogo sconosciuto e convocò un concilio ecumenico per assecondare il desiderio del papa. A Calcedonia (451) l'ortodossia ebbe il suo trionfo. Il simbolo fissato contro le eresie di Nestorio e di Eutiche dichiara: "Noi insegniamo e professiamo un unico e identico Cristo... in due nature, non confuse e non trasformate, poiché l'unione delle nature non ha soppresso la loro differenza, anzi ciascuna natura ha conservato le sue proprietà e si è unita con l'altra in un'unica persona o in un'unica ipostasi". Il monofisismo o eutichianesimo si diffuse in molte diocesi. A Ravenna Galla Placidia sostenne validamente S. Pier Crisologo nella lotta contro quell'eresia.
Il santo vescovo morì il 30 luglio tra il 451 e il 458, quando era già vescovo di Ravenna Neone, sotto il cui episcopato venne decorato con splendidi mosaici il battistero dell'antica basilica fatta costruire all'inizio del secolo V dal vescovo Ursus. Agnello asserisce che il santo morì a Imola e che fu seppellito nella basilica suburbana di S. Cassiano. Egli è il primo che da al nostro vescovo il nome di Crisologo, parola greca che significa "dalle parole d'oro". Di lui ci sono rimasti molti sermoni, generalmente molto brevi, che portano l'impronta di un vero oratore dalla parola viva e colorita, che eccelle nel condensare un pensiero quasi sempre chiaro e pratico in sentenze nervose o a metterlo in rilievo con ingegnose antitesi. I sermoni di Pier Crisologo, che gli valsero il titolo di Dottore della Chiesa da parte di Benedetto XIII (1729), furono raccolti verso il 710 da Felice (†724), vescovo di Ravenna. è certo, però, che nella collezione feliciana non tutti i 176 sermoni sono del Crisologo e che sermoni autentici di lui potrebbero trovarsi altrove sotto diversi nomi.
Manca ancora di essi un'edizione critica. Per lo più sono disposti secondo l'argomento e spiegano i passaggi della Scrittura letti nel corso dell'Ufficio. Da essi ricaviamo elementi preziosi riguardanti la vita cristiana ravennate della metà del secolo V ed, in particolare, l'anno liturgico, l'ordine in cui vi erano letti i brani evangelici, la preparazione battesimale dei catecumeni, la traditio e la redditio symboli, lo svolgimento generale dell'adunanza liturgica e l'anàfora eucaristica.
La sua esegesi è soprattutto morale. I sermoni dottrinali sono relativamente pochi: la maggior parte di essi trattano dell'Incarnazione e sono diretti contro gli ariani, i nestoriani e gli eutichiani. Malgrado il titolo di Dottore decretatogli, S. Pier Crisologo, zelante vescovo e buon predicatore, non si può dire che occupi un posto di primo piano tra i teologi. Nel celebre Rotolo di Ravenna contenente orazioni per l'Avvento, di poco posteriore al Concilio di Efeso (431), edito da Antonio M. Ceriani, prefetto della Biblioteca Ambrosiana (1884), qualcuno ha riscontrato la mano del nostro santo.

Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 7, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 333-336
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