san Teobaldo di Provins Sacerdote ed eremita

Teobaldo (in francese Thibaud) fu figlio del conte Arnolfo dello Champagne. In compagnia del suo amico Gualtiero entrò nell'abbazia di Saint-Rémi a Reims e qui si spogliò di ogni sua ricchezza e mondanità. Vagarono sino a giungere nella foresta di Petting, oggi in territorio lussemburghese, ove trovarono un luogo solitario ove edificarono due piccole celle ed iniziarono a camminare scalzi, soggetti a freddo, caldo, fame e fatica.offrendosi per qualsiasi lavoro disponibile: coltivazione dei campi, carico e scarico dei carri, pulizia delle stalle, trasporto di pietre e cemento per i muratori, spingevano il mantice e producevano il carbone per le fucine. Si spostarono in seguito presso una cappella in rovina nella remota e boscosa località di Satanico, nei pressi di Vicenza dove morì in pace nel 1066.

Questo eremita nacque verso il 1017 a Provins (Seine-et-Marne), dalla famiglia dei conti di Brie e di Champagne. S. Teobaldo (†1001), vescovo di Vienne (Gallia, aveva detto un giorno alla nipote, nonna del nostro santo: "Dalla figlia che darete alla luce, nascerà un bambino che sorpasserà in virtù tutti i suoi parenti". Fu profeta. Il suo lontano discendente crebbe, difatti, senza nessuna attrattiva per i divertimenti e i piaceri. Sovente visitava un eremita, di nome Burcardo, che viveva in un isolotto della Senna, e non aspirava che a ritirarsi lui pure nella solitudine. Il conte Arnolfo, suo padre, avrebbe voluto affidare al figlio il comando delle truppe che intendeva inviare ad Eudes II di Champagne per aiutarlo nella lotta contro l'imperatore Corrado II il Salico (†1039), ma Teobaldo preferì invece dare addio al mondo. Con l'amico Gautier si recò a Reims, nell'abazia di San Remigio, poi in Germania, vestiti da mendicanti. Si stabilirono nella foresta di Pettingen, nella diocesi di Treviri e, per guadagnarsi il vitto quotidiano, andavano nei villaggi vicini ad aiutare i muratori e i contadini, o facevano del carbone nei boschi. I due eremiti divennero ben preso oggetto di tanta venerazione che risolvettero di abbandonare il paese. A piedi scalzi si recarono in pellegrinaggio a Santiago de Compostela nella Galizia (Spagna). Al ritorno si diressero verso Roma. Essi avevano già visitato i principali santuari della cristianità quando concepirono l'idea di recarsi anche in pellegrinaggio in Terra Santa. Si diressero alla volta di Venezia per imbarcarsi, ma giunti a Saianega (Vicenza) si arrestarono presso una cappella in rovina dedicata ai Santi Ermagora, vescovo di Aquileia, e al diacono Fortunato, compagni di martirio. Due anni dopo Gautier morì. Rimasto solo, Teobaldo raddoppiò le austerità. Non mangiava che pane di avena con legumi; dormiva per terra e, negli ultimi anni di vita, seduto semplicemente sopra un banco. Gli angeli gli apparivano sotto le più graziose forme a consolarlo di tante penitenze. Dio gli concesse il dono dei miracoli. Il vescovo di Vicenza lo avrebbe ordinato volentieri sacerdote, ma il santo preferì restarsene semplice laico. La fama della sua santità giunse pure alle orecchie dei genitori. Desiderosi di rivedere il figlio, essi si recarono nell'eremo in cui faceva penitenza e si lasciarono convincere a consacrarsi anche loro al servizio di Dio. Tuttavia presso di lui poté rimanere soltanto la madre. Il padre fu costretto dagli affari a ritornare nella contea di Brie. Teobaldo aveva cominciato a formare la sua genitrice alla vita anacoretica quando fu assalito da una malattia che gli coprì il corpo di ulceri. L'eremita mandò allora a chiamare l'abate del monastero di Vangadizza (Verona), che l'anno precedente gli aveva dato l'abito dei camaldolesi, il quale lo preparò a ben morire. Spirò il 30-6-1066 dopo avere più volte ripetuto: "Signore, abbi pietà del tuo popolo". Fu seppellito nella cattedrale di Vicenza. Alessandro II lo canonizzò nel 1073. Le sue reliquie, l'anno seguente, furono traslate nell'abbazia di Vangadizza. Oggi sono venerate a Provins (Francia). Poiché durante la sua vita esercitò i più duri mestieri, gli operai lo hanno scelto come loro patrono.

Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 7, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 11-12
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