san Cirillo di Alessandria Vescovo e dottore della Chiesa

Nato nel 370, dal 412 al 444 guidò con coraggio la Chiesa d'Egitto, impegnandosi in particolare nella lotta per l'ortodossia, in una delle epoche più difficili nella storia della Chiesa d'Oriente. Per questo si oppose con vigore a Nestorio, che discuteva la maternità divina di Maria, e per questo sperimentò per qualche mese l'umiliazione del carcere. Al concilio di Efeso però le tesi di Nestorio furono sconfitte, grazie soprattutto agli sforzi di Cirillo che elaborò in quell'occasione una convincente teologia dell'Incarnazione. Il vescovo di Alessandria è anche ricordato come uno dei padri del culto mariano. Egli fu al tempo stesso un vigile pastore d'anime come dimostrano numerose sue omelie di carattere pratico. Il culto della sua santità venne esteso a tutta la Chiesa latina sotto il pontificato di Leone XIII che gli accordò il titolo di «dottore».

S. Cirillo, nato ad Alessandria d'Egitto verso il 370, fu il grande dottore suscitato da Dio per la difesa dell'unità personale di Cristo contro Nestorio (†451), come S. Atanasio lo era stato per la difesa della sua divinità contro Ario (†336). Sappiamo quasi nulla della sua giovinezza trascorsa in seno a una famiglia onorata. Nelle scuole dovette ricevere una formazione molto accurata perché, negli scritti, da a vedere di conoscere molto bene la Bibbia, gli autori ecclesiastici e anche pagani. Il santo era nipote dell'ambizioso Teofilo, patriarca di Alessandria, il quale rimase tristemente celebre nella storia della Chiesa per la sua ostilità contro S. Giovanni Crisostomo, che fece deporre nel "conciliabolo della Quercia" presso Calcedonia nel 403. Cirillo, che l'accompagnava, nel 412 gli successe nel governo del patriarcato nonostante una vivissima opposizione dovuta forse al suo carattere autoritario e quasi duro. Appena eletto privò i novaziani delle loro chiese e gli ebrei delle loro sinagoghe, accentuando così la tensione con il prefetto Oreste, geloso dell'influenza del troppo intraprendente patriarca. Per protesta 500 monaci della Nitria scesero in città a insultare l'ostile magistrato. Uno di loro lo colpì al capo con una pietra. La celebre Ipazia, famosa per la sua cultura filosofica, fu uccisa in un'altra baruffa da un parabolano (infermiere) a causa della sua presunta influenza presso il prefetto. È ben lungi dall'essere provata la colpevolezza di S. Cirillo, ma è certo che i suoi nemici gli rimproverarono più tardi la tenacità nelle sue inimicizie. Ereditario delle prevenzioni dello zio, per molto tempo si rifiutò di scrivere nei dittici della sua chiesa il nome di S. Giovanni Crisostomo, nonostante le istanze di Attico che gli era succeduto nella Sede di Costantinopoli. Con non minore ardore S. Cirillo si scagliò contro Nestorio, discepolo di Teodoro di Mopsuestia nella scuola antiochena, designato da Teodosio II nel 428 a patriarca di Costantinopoli, appena seppe che impugnava la divina maternità di Maria con grande sdegno dei fedeli. Ogni anno egli componeva un'omelia pasquale per ricordare il digiuno e fissare la data della Pasqua. In quella del 429 espose con esattezza il dogma dell'Incarnazione e in una lettera ai monaci confutò gli errori di Nestorio senza nominarlo. Il patriarca se ne mostrò offeso. Cirillo gli scrisse direttamente due lettere, ma l'orgoglioso pastore si ostinò ancora di più. Il vigile campione della fede spedì allora a papa S. Callisto I (f432), quale arbitro e regolatore della comunione ecclesiastica, l'incartamento della controversia insorta a Costantinopoli. Il papa, già informato dell'errore - Nestorio stesso gli aveva inviato il testo delle sue omelie più discusse - l'11-8-430 radunò a Roma un concilio in cui fu dichiarata eterodossa la dottrina di lui. L'eresiarca insegnava infatti che Gesù Cristo, in quanto uomo, possedeva la sua personalità distinta e indipendente da quella del Figlio di Dio. Siccome la loro unione non era ontologica-ipostatica, ma psicologica-morale, non era lecito attribuire all'una le proprietà dell'altra. Perciò Dio non era nato, non era stato crocifisso e non era morto e Maria SS. non era Madre di Dio, ma dell'uomo Cristo in cui la divinità abitava come in un tempio. S. Cirillo fu incaricato di intimargli la ritrattazione di simili errori pena la scomunica e la deposizione dieci giorno dopo la notificazione. Ma egli, imprudentemente, invece di portare subito a termine la delicata missione, ritenne opportuno condensare la dottrina sull'Incarnazione in dodici anatematismi, approvati da un sinodo di vescovi egiziani con una lunga e poco conciliante lettera dogmatica a Nestorio. In verità le dodici proposizioni da sottoscrivere non emanavano da Roma, e non erano tutte ugualmente chiare prestando il fianco all'accusa di monofisismo. Per dare maggior risalto all'unità personale di Cristo e confutare il dualismo ipostatico di Nestorio, Cirillo usava espressioni fino allora inaudite e parlava perfino di una unione secondo l'ipostasi del Verbo con la carne. La teologia greca non forniva ancora alcuna precisa espressione per designare le due nature nell'unica persona del Cristo. Per dirimere la questione Teodosio convocò ad Efeso un concilio generale per la pentecoste del 431. Prima che arrivassero i tre legati del papa e i vescovi del patriarcato di Antiochia, amici di Nestorio, Cirillo aperse il concilio contro il parere di sessantotto vescovi e fece tosto condannare l'eresiarca che si era rifiutato di comparire. Fu solennemente riconosciuto a Maria SS. il titolo di madre di Dio e l'unità di persona in Cristo con la conseguente comunicazione degli idiomi. La notizia fu accolta con giubilo dal popolo, che accompagnò i padri alle loro dimore con una grande fiaccolata/Pochi giorni dopo arrivarono i ritardatari. I legati pontifici approvarono la prima seduta, gli antiocheni invece si unirono al messo imperiale non solo per protestare , ma per deporre Cirillo. Teodosio, per sbrigarsela, proclamò deposti i contendenti, sciolse il concilio e poiché i due protestavano fece imprigionare entrambi. Dopo tre mesi Cirillo riuscì a guadagnarsi l'appoggio dell'imperatrice Pulcheria e degli alti funzionari di corte. Dopo molti intrighi, accuse e controaccuse, Nestorio fu esiliato. Cirillo conservò la sua sede, ma la polemica tra Alessandria ed Antiochia si trascinò ancora a lungo prima di accordarsi sulla base di un simbolo ugualmente lontano dal nestorianismo e dalle arditezze degli anatematismi cirilliani che furono violentemente impugnati. Nel 433 le parti in causa si accordarono sul "simbolo dell'unione" estratto da una professione di fede mandata dagli orientali a Teodosio II, nell'agosto del 431. Il compromesso suscitò malcontenti, e Cirillo trascorse il restante della vita per spiegare l'ortodossia del simbolo sottoscritto, mantenere l'unione e riparare gli sbagli commessi. Rifiutò pure di considerare eretici Diodoro di Tarso e Teodoro di Mopsuestia, veri padri del nestorianesimo, perché erano morti nella pace della Chiesa. S. Cirillo dopo la morte, che lo colse il 27-6-444, fu sempre considerato uno dei maggiori teologi orientali dell'età patristica. Delle sue opere sono da segnalare 13 opuscoli sul mistero dell'Incarnazione, il trattato apologetico contro l'imperatore Giuliano, varie trattazioni sulla SS. Trinità, diffusi commenti biblici, numerose lettere dogmatiche e omelie in cui illustrò, oltre l'unione ipostatica, i misteri della Trinità, della processione dello Spirito Santo dal Padre e dal Figlio, la grazia santificante e l'Eucaristia.

Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 6, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 288-291
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