Barnaba Apostolo

Barnaba (figlio della Consolazione), era un levita originario di Cipro, padrone di un campo che vendette e di cui consegnò l'importo ai piedi degli apostoli. Era uomo virtuoso, pieno di Spirito Santo e di fede. Esortava tutti a perseverare con cuore risoluto nel Signore. Accreditò Paolo di fronte alla Chiesa e fu suo compagno nel primo viaggio missionario e nel primo Concilio di Gerusalemme. Fatto ritorno all'isola di Cipro, sua patria di origine, vi diffuse il Vangelo.

S. Barnaba, come S. Paolo, è chiamato apostolo benché non abbia fatto parte dei "Dodici" (Atti, 14, 4). Era un giudeo della tribù di Levi, nato nell'isola di Cipro, dove ricevette una cultura ellenica. Nella circoncisione gli fu imposto il nome Giuseppe.
Trasferitesi a Gerusalemme, egli fece parte della prima comunità cristiana, riunita attorno agli Apostoli dopo la Pentecoste. Al convertito essi imposero il nome di Barnaba, che significa "figlio della consolazione", forse per la sua particolare capacità a lenire le afflizioni del prossimo. S. Luca afferma che "tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune. Anzi, vendevano le proprietà e i beni, e ne distribuivano tra tutti il ricavato, in proporzione al bisogno di ciascuno" (Ivi, 2, 44s). S. Barnaba fu il modello di quei generosi cristiani. "Avendo un campo, lo vendette e ne portò il ricavato agli apostoli" (Ivi, 4, 37).
Nell'evangelizzazione dei pagani fu collega di S. Paolo, che probabilmente conobbe alla scuola di Gamaliele il Vecchio a Gerusalemme, e con il quale condivise fatiche, lavori manuali per non essere di peso ai convertiti (I Cor. 9, 6). Dopo l'apparizione di Gesù risorto, sulla via di Damasco, e la fuga da quella città a causa dell'odio dei giudei che volevano ucciderlo, Paolo aveva cercato di avvicinare la comunità gerosolimitana, ma il triste ricordo della violenta persecuzione da lui fatta ai cristiani, lo rendeva sospetto agli occhi di tutti. Barnaba comprese il suo disagio e lo aiutò a superarlo dimostrando così di essere vero "figlio della consolazione". Difatti "lo prese con sé e lo condusse dagli apostoli, narrando loro come questi, lungo il suo viaggio, avesse visto il Signore che gli aveva parlato, e come a Damasco avesse predicato apertamente nel nome di Gesù" (Atti, 9, 27).
Quando Paolo, per sfuggire ad un'altra congiura, dovette ritornare a Tarso, Barnaba fu inviato ad Antiochia. La città era stata evangelizzata dai fedeli fuggiti da Gerusalemme durante la prima persecuzione e da ellenisti provenienti da Cipro e da Cirene. Scrive S. Luca: "La potenza del Signore era costantemente con loro, tanto che una gran quantità di persone, credendo, si convertì. La notizia di questi avvenimenti giunse alle orecchie dei membri della chiesa di Gerusalemme i quali inviarono Barnaba fino ad Antiochia. Egli, appena arrivò ed ebbe veduto l'effetto della grazia di Dio, ne fu felice e andava esortando tutti a restare uniti al Signore fermamente. Egli era infatti un uomo virtuoso, pieno di Spirito Santo e di fede, di modo che una considerevole folla si unì al Signore. Egli poi partì alla volta di Tarso, per cercarvi Saulo, e, trovatelo, se lo condusse ad Antiochia, dove per un anno intero tennero riunioni in quella chiesa e catechizzarono una sì gran quantità di persone che in Antiochia, i discepoli per la prima volta vennero chiamati cristiani. Durante questo tempo, da Gerusalemme giunsero ad Antiochia alcuni profeti, e uno di loro, chiamato Agabo, rivelò, in Spirito, che una gran carestia sarebbe avvenuta in tutto il mondo. Questa si verificò appunto sotto Claudio. Quindi ciascun discepolo decise, ognuno secondo le proprie possibilità, d'inviare soccorsi ai fratelli residenti nella Giudea. Ciò che fecero inviando aiuti agli anziani per mezzo di Barnaba e Saulo" (Atti, 11, 21-30).
Anche nella chiesa di Antiochia vi erano profeti e dottori. Un giorno, "mentre essi attendevano al sacro ministero del Signore osservando il digiuno, lo Spirito Santo disse loro: 'Mettetemi in disparte Barnaba e Saulo per l'opera alla quale li ho chiamati'. Allora essi, dopo aver digiunato e pregato, imposero loro le mani e li licenziarono" (Ivi, 13,1-3).
Capo di quella prima spedizione missionaria a Cipro e nell'Asia meridionale fu Barnaba, figura di primo piano nella chiesa primitiva. Era accompagnato, oltre che da Paolo, dal cugino Giovanni Marco, il futuro evangelista. A Pafo (Cipro) si convertì il proconsole romano, nonostante l'opposizione del falso profeta giudeo Bariesu, punito da Paolo con una temporanea cecità. A Listra (Licaonia), dopo la guarigione di uno storpio, la folla si mise a gridare: "Gli dei, prese umane sembianze, sono scesi tra noi!". E così cominciarono a chiamare "Giove" Barnaba, e "Mercurio" Paolo, poiché questi era più eloquente. Per di più, il sacerdote di Giove, che aveva il tempio all'entrata della città, condusse dei tori inghirlandati al loro portone e voleva, insieme al popolo, offrire un sacrificio. Appena i due apostoli lo vennero a sapere a stento riuscirono a impedirlo, lacerando indignati le vesti e spiegando che anch'essi erano soltanto degli uomini venuti ad evangelizzarli. Dopo aver fatto un buon numero di discepoli, rifecero il cammino percorso, eleggendo presbiteri per ciascuna delle chiese.
Al loro arrivo ad Antiochia riferirono quanto Dio aveva operato per mezzo loro e come avesse aperto ai pagani la porta della fede (Ivi, c. 14). "Ora, alcuni, venuti dalla Giudea, insegnavano ai fratelli questa dottrina: "Se voi non siete circoncisi come vuole il costume mosaico, non potete esser salvi". Sorse allora una discussione agitata contro di loro da parte di Paolo e Barnaba e si stabilì che essi, con alcuni anche degli altri, si recassero a Gerusalemme dagli apostoli e dai presbiteri per decidere su tale questione... Arrivati a Gerusalemme... resero noto tutto ciò che Iddio aveva operato per mezzo di loro. Allora si alzarono alcuni convertiti, della setta dei farisei, e dissero: "Bisogna circoncidere anche loro, e obbligarli a osservare la legge di Mosè" (Ivi, 15, 1-5).
Gli apostoli ed i presbiteri si riunirono in consiglio per esaminare la questione. Essendone nata una lunga discussione, S. Pietro si alzò e prese le difese dei gentili perché non era giusto imporre loro il giogo della legge mosaica dal momento che erano stati purificati per mezzo della fede. Poi tutta l'assemblea si quietò per ascoltare Paolo e Barnaba, i quali riferirono tutti i prodigi e i miracoli che Dio aveva fatto per opera loro, tra i gentili.
Il decreto apostolico fu portato ad Antiochia da Giuda, detto Barnaba e da Sila, ed accolto con gioia dai convertiti dal paganesimo. (Ivi, c. 15). In esso era detto: "Siccome abbiamo saputo che alcuni dei nostri sono venuti a disturbarvi con i loro discorsi, agitando le anime vostre, senza che noi li avessimo autorizzati, è sembrato opportuno a noi, adunati in consiglio, scegliere degli uomini e mandarli a voi insieme coi nostri amatissimi Barnaba e Paolo, uomini che hanno esposto la loro vita per il nome del nostro Signore Gesù Cristo... è sembrato bene allo Spirito Santo e a noi di non impervi altro gravame all'infuori di queste cose indispensabili: che vi asteniate da carni immolate agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla fornicazione. Se vi preserverete da tali cose, agirete a modo. State bene!" (Ivi, 15, 24-29).
"Passati alcuni giorni, Paolo disse a Barnaba: "Torniamo a visitare i fratelli in ogni città in cui abbiamo annunziato la parola del Signore e vediamo come si trovano". Barnaba voleva prendere con sé anche Giovanni detto Marco, ma Paolo giudicò più conveniente di non riprendere con sé colui che a Perge, in Panfìlia, si era separato da loro rifiutandosi di proseguire con essi nell'impresa. Ne derivò un tale dissenso, che si separarono l'uno dall'altro. Barnaba prese con sé Marco e s'imbarcò alla volta di Cipro; Paolo, invece, si scelse Sila e si mise in viaggio, affidato dai fratelli alla grazia del Signore" (Ivi, 15, 36-40).
A questo punto degli Atti degli Apostoli, S. Luca non ci parla più di S. Barnaba. Ignoriamo perciò come abbia trascorso gli ultimi anni di sua vita. Secondo lo scritto apocrifo Gli atti e il martirio di S. Barnaba a Cipro, composto nel V secolo, l'apostolo sarebbe stato lapidato e bruciato dai giudei venuti dalla Siria a Salamina, gelosi delle conversioni che egli operava. Il suo corpo sarebbe stato ritrovato a pochi chilometri dalla città nel 488, sotto l'imperatore Zenone.

Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 6, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 125-128
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