san Norberto Vescovo

Norberto nacque a Xanten, in Germania. Un evento lo sconvolse e lo indusse a cambiare il tipo di vita che conduceva (un fulmine gli cadde vicino, tramortendolo). Divenuto prete, san Norberto fondò, nel 1121, un antico ordine monastico che presto si diffuse in Europa e anche in Palestina: i Premostratensi. Il nome viene dalla valle francese di Prémontré, nei pressi di Laon, dove il santo si era fermato insieme ad alcuni compagni. Dal 1126 fu vescovo di Magdeburgo. Morì nel 1134 ed è santo dal 1582.

È il fondatore dei Canonici Regolari di Prémontré o Norbertini. Egli nacque forse a Xanten, nella diocesi di Colonia (Germania), verso il 1085, da Eriberto, conte di Gennep. Fin dalla giovinezza Norberto fu avviato allo stato ecclesiastico, ma non si poteva prevedere che un giorno sarebbe diventato santo perché, nuotando nell'opulenza, si abbandonò alle vanità del mondo. Divenne suddiacono e canonico della collegiata della città natale, ma rifiutò di ascendere al diaconato e al sacerdozio per darsi più liberamente alla vita secolaresca.
Un'esistenza dissipata egli condusse pure presso l'arcivescovo di Colonia, Federico I von Schwarzenberg, e alla corte dell'imperatore Enrico V (†1125) che, con il tradimento, l'infedeltà, l'aiuto dei sostenitori di S. Gregorio VII (†1085), aveva costretto il padre, Enrico IV (†1106), ad abdicare. Nel 1110 Norberto accompagnò il sovrano nel viaggio a Roma, compiuto allo scopo di restaurare, in Italia, l'autorità germanica e ottenere la corona imperiale. L'ardita proposta di Enrico V di rinunciare alle investiture a condizione che il papa ordinasse ai prelati tedeschi la restituzione di tutti i beni e diritti sovrani che avevano ricevuto dall'impero, si rivelò irrealizzabile, per l'opposizione dei vescovi e dei principi. Enrico V imprigionò allora Pasquale II, che si rifiutava d'incoronarlo, e lo costrinse (1111) a concedergli il diritto d'investitura con l'anello e il pastorale, riconoscendo d'altro canto la libera elezione dei prelati. Tale diritto più tardi fu revocato (1116) perché contrario ai principi della riforma di Gregorio VII.
Norberto trascorse la giovinezza alla corte dell'imperatore tedesco. A trentatré anni, mentre un giorno cavalcava alla volta di Vreden (Vestfalia), fu colto da una tempesta così violenta che, spaventato, decise di convertirsi.
Abbandonò la corte di Enrico V, si ritirò nella casa paterna e quindi nel monastero benedettino di Siegburg, dove, sotto la direzione dell'abate Cuno, si diede a vita ascetica e penitente. L'arcivescovo di Colonia l'ordinò sacerdote (1115) ed egli, rivestito di una pelle di agnello stretta ai fianchi da una corda, si diede a predicare con tanto zelo e ardore da convertire molti sacerdoti dissipati. Non mancò chi, in piena assemblea, gli sputò in faccia indispettito della franchezza con cui flagellava i vizi degli ecclesiastici, e chi lo accusò al Legato pontificio come innovatore ipocrita. Il santo, in un concilio radunato a Fritzlar nel 1118, si difese da tutte le calunnie, perché ben sapeva quanto fosse necessario godere buona reputazione per propagare ovunque, con frutto, la parola di Dio a imitazione dei '"predicatori itineranti".
Per rendersi più degno del ministero al quale Dio lo chiamava, il santo rinunciò a tutti i suoi benefici, distribuì i beni ai poveri e si recò a piedi, in compagnia di due laici, all'abbazia di St-Gilles, nella diocesi di Nimes (Francia), dove Gelasio II si era rifugiato per sottrarsi alle persecuzioni di Enrico V. Dal papa egli ottenne il permesso di andare a predicare la pace e la concordia nella Francia settentrionale e nei Paesi Bassi. E' incalcolabile il bene da lui operato, più ancora con l'esempio che con la parola, perché camminava a piedi scalzi anche d'inverno, indossava un ruvido cilicio in forma di tunica e un mantello da penitente, digiunava tutti i giorni, tranne la domenica. Suo primo discepolo fu Ugo di Fosses, amanuense di Burcardo, vescovo di Cambrai, e compagno di Norberto alla corte dell'imperatore di Germania. Lo aveva guadagnato alla sua causa durante l'assistenza che gli prestò nella malattia contratta mentre predicava a Valenciennes. La fama del santo si diffuse per ogni parte di modo che egli si vide continuamente circondato da una folla desiderosa di udirlo e di chiedergli consiglio.
Alla morte di papa Gelasio II nell'abbazia di Cluny (†1119), Callisto II (†1124), suo successore, radunò un concilio a Reims per rimediare ai mali della Chiesa. Norberto vi prese parte con Ugo per farsi rinnovare il permesso di continuare a predicare la penitenza e la concordia. Bartolomeo de Toux, vescovo di Laon (Aisne), ammirato delle virtù di lui, volle che restasse nella sua diocesi per riformare l'abbazia di San Martino appartenente ai canonici regolari. Norberto accettò di coadiuvarlo in quella impresa, a condizione però che i religiosi si adattassero a vivere conforme alla povertà evangelica. Non tardò a disinteressarsi di loro appena si avvide che non volevano abbandonare la loro vita secolaresca. Pur di trattenerlo con sé, il vescovo gli propose di costruire un monastero in cui stabilire un nuovo Ordine, con le vocazioni che Dio gli avrebbe mandato. Nella foresta di Cuissy, in un luogo detto Vois, sorse difatti, attorno alla cappella di San Giovanni Battista, abbandonata dai religiosi di San Vincenzo di Laon, l'Ordine dei Canonici Regolari di Prémontré. Così si chiamava la valletta incolta in cui la nuova famiglia religiosa si sviluppò dopo che fu confermata con lettere patenti dal re di Francia, Luigi VI il Grosso (†1137).
Norberto ricevette il 25-1-1120, con Ugo, l'abito religioso dalle mani del vescovo. Era bianco come quello che la Vergine SS. gli aveva mostrato in visione mentre trascorreva una notte in preghiera nella cappella di San Giovanni Battista. Nella quaresima egli andò a predicare in diverse città e, per la Pasqua di quell'anno, ritornò in convento accompagnato da tredici discepoli. Ad essi e a quanti lo seguirono, egli diede da osservare la regola di S. Agostino, integrata da particolari costituzioni (1122). Egli stesso servì loro da regola vivente con la purezza di vita, la diligenza negli uffici divini, l'ospitalità e la cura di poveri.
Dio benedisse l'opera di Norberto. Infatti, nella stessa valletta di Prémontré, egli riuscì a stabilire pure una comunità religiosa di vergini, di vedove, ed in seguito, per le liberalità di Goffredo, conte di Namur (Belgio), potè fare costruire un nuovo monastero a Floreffe dove, celebrando la Messa, gli cadde sulla patena una goccia del vino consacrato che prese l'apparenza sensibile del sangue e che egli assunse con grande devozione tra un profluvio di lacrime. Un altro Goffredo, conte di Cappemberg, e Ottone, suo fratello, entrarono nell'Ordine di Prémontré e, con le terre che possedevano presso il Reno, diedero a Norberto la possibilità di fare costruire altri tre monasteri.
Mentre attendeva alla propagazione dell'Ordine e alla formazione dei religiosi, Norberto non trascurava il ministero della predicazione. In quel tempo, un certo Tanchelmo, semplice laico, andava dicendo che il sacramento dell'ordine non era che un vana finzione e che il sacramento dell'altare era inutile alla nostra salute. Il vescovo di Cambrai, Burcardo, per togliere di mezzo gli scandali che dava e le impurità che permetteva, non trovò di meglio che invitare Norberto a predicare contro l'eresiarca nella chiesa di San Michele in Anversa. Il santo uscì dalla sua solitudine e, con alcuni discepoli, si mise a confutare con tale vigore gli errori di Tanchelmo che costui fu costretto a fuggire in un altro paese, e tanti suoi seguaci furono persuasi a tornare alla pratica dei sacramenti. In riconoscenza dell'efficace apostolato svolto, i canonici della cattedrale gli fecero dono della chiesa in cui aveva predicato perché vi stabilisse una comunità di Premonstratensi.
Frattanto Norberto lavorava per avere dalla Santa Sede l'approvazione dell'Ordine. L'ottenne, in un viaggio che fece a Roma, da Onorio II, il 26-2-1126. Nel ritorno, passò per Wùrzburg, celebrò la Messa il giorno di Pasqua alla presenza di Lotario III, imperatore d'Occidente, e restituì la vista ad una donna cieca. Al prodigio, tre fratelli, giovani e nobili, gli offrirono tutti i loro beni e decisero di entrare nell'Ordine. Norberto si allontanò al più presto dalla città perché temeva che lo facessero vescovo, essendo vacante la sede. Nel 1126, mentre si trovava nella città imperiale di Spira per assistere al matrimonio di Teobaldo, conte di Champagne, venne a morire l'arcivescovo di Magdeburgo. Lotario III, d'accordo con il Legato papale, Gerardo Caccianemici, poi Papa Lucio II (†1145), nominò al suo posto Norberto, benché egli non ne volesse sapere.
La nuova dignità non fece mitigare al santo i digiuni e le austerità. Con uno straordinario vigore egli si adoperò subito a bandire dal clero il concubinato e dal popolo una quantità di abusi. Quando non riusciva a correggere i pervicaci con la dolcezza, non temeva o di farli mettere in prigione, o di interdirli o di togliere loro i benefici di cui abusavano. Non mancò chi, per questa sua intransigenza di fronte alle leggi divino-ecclesiastiche, attentò più volte alla sua vita, ma Norberto con la pazienza e la carità, in capo a pochi anni, riportò nella sua arcidiocesi l'ordine e la tranquillità. I signori di Magdeburgo avevano usurpato tanti beni della Chiesa. Il santo si adoperò con tutte le forze, a costo di essere scomodo, perché fossero restituiti ai beneficiati e ai poveri. Anche questa volta non mancò chi attentò alla sua vita, lo accusò di imbastire dei processi alle persone più considerevoli della diocesi per aumentare le sue rendite, ma era a tutti noto che egli ricorreva a simili coercizioni non per avarizia, ma per sovvenire più largamente alle necessità dei bisognosi, degli orfani e dei malati, del clero addetto alle parrocchie e dei religiosi, nonché dei suoi discepoli che, nella Germania settentrionale, svolgevano un'attiva azione missionaria tra i Wendi.
Alla direzione dei Premonstratensi, dediti all'ufficiatura corale anche di notte, al lavoro, non escluso quello manuale, all'ospitalità e alla cura dei poveri, al servizio delle parrocchie rurali, il fondatore aveva fatto eleggere il B. Ugo di Fosses (†1164) il quale, alla regola di S. Agostino, aggiunse gli statuti dell'Ordine (1138), ne curò l'organizzazione interna e ne incrementò l'espansione portando le fondazioni da 35 a 120. Lotario III concepì tanta stima per Norberto che lo elesse suo cancelliere. Il santo si servì della benevolenza dell'imperatore per il bene dei Premonstratensi e di tutta la Chiesa. Al concilio di Wùrzburg (1130), convocato in seguito all'occupazione di Roma da parte dell'antipapa Anacleto II, Norberto sostenne, con gli altri vescovi e principi, i diritti del fuggiasco Innocenzo II. Chi ebbe il compito di comporre la vertenza fu S. Bernardo di Chiaravalle (†1153) il quale sentenziò che si doveva ritenere, come legittimo pontefice, Innocenzo II.
Lotario III scese allora in Italia con S. Norberto e S. Bernardo per farlo riconoscere da tutti, e per ricevere dalle mani di lui la corona imperiale (1133). Norberto fu nominato primate di tutta la Germania, ma un premio ben maggiore lo ricevette poco tempo dopo dal Signore. Difatti, appena ritornò a Magdeburgo, cadde gravemente malato. Morì il 6-6-1134, dopo quattro mesi di infermità, e fu seppellito nella chiesa dei Premonstratensi della città. Quando l'abbazia cadde nelle mani dei protestanti (1589) il corpo del santo, ancora intatto, fu traslato a Praga (1627), nella chiesa del monastero di Strahow. Pare che Norberto sia stato canonizzato in modo equipollente da Gregorio XIII nel 1582. L'abbazia di Prémontré è stata trasformata, dal governo francese, in ospedale psichiatrico.

Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 6, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 58-62
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