sant'Agostino di Canterbury Vescovo

Abate benedettino. Venne inviato da San Gregorio Magno ad evangelizzare l'Inghilterra, ricaduta nell'idolatria sotto i Sassoni. Qui convertì re Edilberto, che aveva sposato la cattolica Berta, di origine franca, e che aiutò Agostino permettendogli di predicare in piena libertà. Il Natale seguente più di diecimila Sassoni ricevettero il battesimo. Il Papa nominò arcivescovo e primate d'Inghilterra Agostino, che cercò di riunire la Chiesa bretone a quella sassone senza però riuscirci. Suo grande merito è stato quello di aver convertito quasi tutto il regno di Kent.

Dell'apostolo dell'Inghilterra ignoriamo tutto fino al 596, anno in cui era Priore del monastero benedettino di Sant'Andrea, fondato da S. Gregorio il Grande, prima di essere elevato al soglio pontificio, nella casa che possedeva sul monte Celio. Afferma Venerabile Beda nella sua Storia Ecclesiastica degli Angli che Gregorio aveva sognato la conversione degli angli fin dalla sua giovinezza. E certo che da papa fece comperare nelle Gallie, dal prete Candido, schiavi di quelle genti perché fossero educati a Roma in un monastero e trasformati in futuri missionari.
Appena seppe che gli angli chiedevano di essere convertiti al cattolicesimo, Gregorio pensò di mandare subito in Inghilterra un primo nucleo di monaci missionari. Secondo Tertulliano e Origene la Gran Bretagna era stata evangelizzata fin dai primi secoli del cristianesimo, ma dopo che i romani abbandonarono l'isola (411) per arginare in Europa le invasioni dei barbari, i sassoni la invasero costringendo i britanni a ritirarsi nell'attuale Galles e nella Cornovaglia (586). I vinti non dimostrarono zelo per la conversione degli invasori, ma la Provvidenza volle servirsi del matrimonio della principessa cattolica Berta, figlia di Cariberto I, re di Parigi, con Etelberto, giovane re di Kent (Inghilterra), per invogliare S. Gregorio, uno dei più grandi papi della storia, ad interessarsi della loro evangelizzazione.
Berta era stata pupilla di S. Gregorio di Tours (†594) al tempo in cui aveva occupato un posto eminente alla corte dei Merovingi. In un viaggio a Roma è probabile che costui abbia fatto presente al lungimirante pontefice le possibilità di una conversione degli anglosassoni dal momento che il vescovo di Senlis, Luidardo, aveva potuto accompagnare la regina come cappellano. Gregorio non si lasciò sfuggire la propizia occasione che gli si offriva e ordinò al suo sincello o segretario Agostino di andarli ad evangelizzare con una quarantina di monaci (596).
Agostino s'imbarcò in primavera ad Ostia alla volta della Provenza. Si fermò un po' di tempo a Lérins, dove il patrizio S. Onorato aveva fondato un monastero, e S. Patrizio (†461) vi aveva trascorso nove anni prima di essere inviato da papa S. Celestino (†432) ad evangelizzare gl'irlandesi, poi si recò a Marsiglia presso il patrizio delle Gallie e quindi ad Aix-en-Provence, evidentemente con speciali incarichi da parte del Papa. Strada facendo i missionari non tardarono ad informarsi delle condizioni dei popoli ai quali erano inviati. Avendo saputo che erano pagani e che parlavano una lingua da essi ignorata, furono presi da scoraggiamento. Ritennero perciò opportuno rimandare Agostino a Roma per ottenere dal papa di essere esonerati dal loro compito.
Lungi dall'esaudirli, S. Gregorio rimandò loro Agostino con il titolo di abate e una lettera con la quale li esortava a non lasciarsi spaventare dalle fatiche che avrebbero incontrato e a non dar ascolto alle insinuazioni dei maldicenti. Per facilitare loro il viaggio, egli aveva consegnato ad Agostino delle lettere commendatizie per i vescovi che avrebbero incontrato sul cammino, affinchè prestassero loro l'assistenza di cui avevano bisogno, per i re Teoderico, Teodeberto e la loro madre Brunechilde, che regnava a loro nome, affinchè li proteggessero dai pericoli con un salvacondotto e fornissero ad essi i mezzi necessari per recarsi in Inghilterra.
Agostino, dopo aver trascorso l'inverno a Parigi, bene accolto da Clotario II, re di Neustria, nella Pasqua del 597 sbarcò nella isola di Thanet, alle foci del Tamigi, non lungi dall'attuale città di Ramsgate, con i suoi quaranta monaci e alcuni sacerdoti francesi che gli erano stati dati perché facessero loro da interpreti. Il santo ne mandò subito alcuni ad avvertire il re Etelberto, che risiedeva a Canterbury, che erano arrivati da Roma per annunciargli la buona novella. Il sovrano, uomo saggio e prudente, gli fece rispondere di attendere nell'isola finché non avesse preso una decisione promettendo che frattanto avrebbe provveduto al loro sostentamento.
Alcuni giorni dopo li andò a trovare in persona. I monaci gli andarono incontro cantando le Litanie in uso a Roma, preceduti da una croce d'argento e da un quadro raffigurante il Salvatore. Il re li fece sedere davanti a sé sotto una quercia e, dopo aver udito le loro richieste, pur senza promettere di adoperarsi per influenzare il suo popolo ad aderire alla loro religione, garantì a tutti protezione, pane e libertà.
I monaci fecero il loro ingresso nella capitale del regno in processione, cantando: "Ti scongiuriamo, o Signore, per la tua misericordia, di risparmiare nella tua collera questa città e la tua santa casa, perché abbiamo peccato. Alleluia". Fuori di Canterbury esisteva una piccola chiesa, dedicata a San Martino, di cui la regina si era servita per la pratica della sua religione. Agostino ne fece il centro del suo apostolato e nel monastero che fu edificato accanto ad essa organizzò la vita monastica. Con la predicazione della parola di Dio e i miracoli che Dio operava a conferma di essa, con la semplicità e l'innocenza della vita, i monaci non tardarono ad attirare l'attenzione dei pagani sulle verità della fede. Le conversioni a poco a poco si moltiplicarono. Il re stesso, che dal 593 era anche capo della confederazione anglosassone, con molti grandi del regno chiese ad Agostino il battesimo il 1-6-597.
Da quel giorno fu assicurato il successo della missione benché il sovrano non facesse pressione sui suoi sudditi affinchè si facessero cattolici. Egli si limitò soltanto a mostrare verso i nuovi convertiti una più stretta amicizia e a raddoppiare la sua benevolenza verso i missionari permettendo loro di predicare ovunque, di costruire chiese e di restaurare quelle che erano cadute in rovina. Concesse loro il proprio palazzo per abitazione e un'antica chiesa costruita dai cristiani all'epoca dell'occupazione romana, che Agostino dedicò al Santo Salvatore e che divenne la prima cattedrale. In seguito il sovrano fece ancora costruire fuori della città il monastero dei SS. apostoli Pietro e Paolo, detto in seguito di Sant'Agostino, che divenne il principale centro della vita religiosa e intellettuale dell'Inghilterra meridionale.
In caso di successo, S. Gregorio aveva dato istruzioni ai vescovi della Gallia affinchè Agostino fosse elevato alla dignità episcopale. Nell'autunno del 597 costui si recò dunque ad Arles (Rhóne) e Virgilio, primate delle Gallie e Legato pontificio, lo consacrò vescovo. Al suo ritorno a Canterbury Agostino ebbe la gioia di battezzare il giorno di Natale oltre 10.000 anglosassoni, guadagnati alla fede dall'esempio del re e dallo zelo dei monaci. Il santo non tardò ad inviare a Roma due dei suoi compagni, Lorenzo, che lo avrebbe sostituito come arcivescovo e Pietro, che sarebbe stato il primo abate del nuovo monastero costruito attorno alla chiesa dei SS. Pietro e Paolo, affinchè portassero al papa la lieta notizia della conversione del re e del Kent alla fede cattolica, e gli chiedessero altri collaboratori. Secondo Beda i messi avrebbero sottoposto al papa undici questioni riguardanti la disciplina e la direzione dei nuovi convertiti, ma i responsi dati dal papa oggi sono considerati non autentici.
Solamente tre anni dopo (601) S. Gregorio fu in grado di inviare in Inghilterra un altro manipolo di missionari muniti di reliquie, di vasi sacri, di libri liturgici e di vesti sacerdotali. Alla testa della nuova colonia, composta di dodici monaci, si trovavano Mellito e Giusto, che dovevano occupare l'uno dopo l'altro la sede metropolitana di Canterbury, e Paolino, che avrebbe dovuto evangelizzare il Northumberland. Ad essi il papa consegnò una lettera di felicitazioni per il re e la regina e di esortazione ad estendere il regno di Gesù Cristo ancora di più e di seguire in tutto le direttive del loro vescovo, Agostino, "cresciuto nella regola monastica, ripieno della scienza delle divine Scritture e ricco di buone opere agli occhi di Dio".
In riconoscenza e in compenso del buon lavoro compiuto il papa concesse ad Agostino il diritto di portare il pallio nella celebrazione della Messa. Gli ingiunse nello stesso tempo di erigere dodici vescovadi nell'Inghilterra meridionale. Il santo stabilì la sua sede metropolitana definitivamente a Canterbury, ma prima di morire, invece di dodici suffraganei, ebbe appena il tempo di consacrare Mellito vescovo di Londra e Giusto vescovo di Rochester. Al suo figlio spirituale S. Gregorio scrisse non soltanto per mettere in risalto l'autorità di lui, ma anche per ammonirlo di guardarsi dal pericolo dell'orgoglio giacché Iddio gli aveva concesso il dono dei miracoli non per il proprio beneficio, ma per la salvezza di coloro che erano stati affidati alle sue cure. Nella lettera al re il papa aveva consigliato la distruzione dei templi pagani. Dopo più attenta riflessione mutò di parere, e spedì un corriere con una lettera a Mellito, già in viaggio alla volta dell'Inghilterra, con la quale gli ordinava di avvertire Agostino di non distruggere i templi, ma di purificarli e di trasformarli in chiese. In questa maniera non si sarebbe ferita la suscettibilità degli anglosassoni e si sarebbero più facilmente guadagnate le anime a Dio. L'avveduto pontefice suggeriva pure di cambiare in qualche festa o riunione cristiana certe usanze popolari.
Eletto metropolita di tutta l'Inghilterra, Agostino cercò di prendere contatto con i vescovi britanni, separati da molto tempo dal resto dell'Europa, e di fare riconoscere da essi la propria giurisdizione. Con l'aiuto del re Etelberto riuscì a congregarli ad Aust (602), sotto una quercia, presso le rive del Severn (Galles), ma essi non ne vollero sapere di adattarsi agli usi romani riguardo alla celebrazione della Pasqua, l'amministrazione del battesimo e la forma della tonsura, e neppure si dimostrarono disposti a coadiuvarlo nell'evangelizzazione degli anglosassoni, loro nemici. Per convincerli della bontà delle sue proposte, Agostino guarì miracolosamente alla loro presenza un povero cieco, ma essi, pur riconoscendo che Agostino camminava sulla via della giustizia e della verità, dichiararono di non potere rinunciare alle loro antiche consuetudini senza prima consultare il popolo.
In una seconda riunione Agostino si trovò alla presenza di sette vescovi britanni e dei più sapienti dottori del famoso monastero di Bangor. Neppure questa volta essi si piegarono alle pressanti esortazioni del metropolita perché credettero di scorgere in lui un atteggiamento altero, sprezzante e collerico. Ostinandosi i britanni a non riconoscerlo per loro arcivescovo, il santo predisse ad essi che la loro nazione sarebbe stata distrutta dagli anglosassoni. Agostino, amareggiato ma non scoraggiato, ritornò a Canterbury e continuò ad occuparsi dell'organizzazione della chiesa. Nelle sue escursioni missionarie, che compiva sempre a piedi e senza rifornimenti, egli raggiunse anche i sassoni delle contea di Dorset, sulla Manica. Non sempre fu bene accolto. I pagani una volta lo cacciarono dal loro territorio attaccando alle sue vesti e a quelle dei suoi compagni, in segno di obbrobrio, delle code di pesci. Praticamente egli limitò il suo apostolato alle regioni sottomesse al re Etelredo (†616).
Agostino morì il 26-5-604 o 605 dopo che ebbe consacrato Lorenzo come suo successore. Fu sepolto nel cimitero dei monaci e, quindi, nella chiesa dei SS. Pietro e Paolo appena fu terminata (613). Nel 1538 sotto Enrico VIII il monastero fu rovinato e le ossa del santo disperse. Dopo la restaurazione della gerarchia cattolica in Inghilterra (1850), l'episcopato inglese sollecitò da Roma l'inserzione del nome di S. Agostino nel calendario della Chiesa universale. Leone XIII esaudì la richiesta nel 1882.
Gli scrittori protestanti inglesi e tedeschi hanno espresso giudizi troppo severi nei riguardi di questo santo missionario. Lo hanno ritenuto gretto di mente, orgoglioso ed eccessivamente ligio al volere del papa. La sua figura fu di certo soverchiata da quella di S. Gregorio il Grande (†604), ma nonostante certe sue esitazioni e difetti di temperamento, S. Agostino non cessa di essere un pioniere e un animatore di quanti gli successero nella grandiosa e difficile impresa della conversione dell'Inghilterra.

Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 5, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 330-335
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