san Leone IX Papa

Brunone dei conti di Dagsburg, cugino dell'imperatore di Germania Corrado II il Salico, nacque il 21-6-1002 ad Egisheim, presso Colmar, nell'Alsazia. A cinque anni i suoi genitori, Ugo ed Edvige, lo posero a studiare nella scuola vescovile di Toul, dove si distinse per regolarità di vita, intelligenza e pietà. Nel 1025 era già diacono, dotato di solida scienza in tutti i rami delle materie sacre. In tale veste comandò il distaccamento di soldati che il vescovo di Toul, Ermanno, non potè condurre personalmente al servizio di Corrado II in guerra contro i Milanesi ribelli.

Nel 1026, malgrado la sua giovane età, il "buon Brunone" fu eletto vescovo al posto del defunto Ermanno. Con uno zelo instancabile, per ventidue anni, egli lavorò alla riforma ecclesiastica cercando di vincere il male con il bene. Visitò di frequente le parrocchie, convocò sinodi per promuovere gli studi e l'osservanza dei canoni, e ristabilì la disciplina regolare nei grandi conventi della sua vasta diocesi, convinto che non sarebbe stato possibile togliere gli abusi dalla Chiesa senza l'aiuto di ferventi religiosi.

Non avendo potuto risparmiare al suo popolo gli orrori di una guerra tra Eudes, conte di Champagne, e Corrado, erede del re di Borgogna, il santo vendette i vasi sacri per venire in aiuto agli infelici. Ogni mattina fu visto, durante la carestia, servire una folla di poveri e lavare loro i piedi. Nutriva una venerazione particolare per S. Pietro. Tutti gli anni faceva un pellegrinaggio a Roma onde attingere al sepolcro dell'apostolo il coraggio necessario per sostenere il buon combattimento.

Verso il 1040, Brunone era già uno dei vescovi più stimati e venerati dell'Impero occidentale. Tutto di Dio e della Chiesa, agli occhi dei contemporanei appariva il più adatto a succedere a Damaso II. Nella dieta di Worms del dicembre 1048, Enrico III, figlio di Corrado II, che in forza del privilegio di Sutri (1046) si arrogava il diritto di nominare egli stesso i titolari della Sede Apostolica, lo designò come il solo capace di occuparla degnamente. Il dotto, energico, potente e pio Brunone, consigliato forse dal monaco Ildebrando, futuro Gregorio VII, dichiarò che non avrebbe ritenuto valida la sua elezione se non avesse avuto l'unanime consenso del clero e del popolo di Roma, secondo gli antichi canoni. I romani quando, nel febbraio dell'anno successivo, lo videro comparire in abito da pellegrino, a piedi scalzi e in preghiera, lo accolsero, stupiti, come l'inviato di Dio, lo condussero processionalmente in San Pietro e lo acclamarono "signore apostolico".

Leone IX - tale è il nome che assunse - trovò la cassa pontificia vuota. A cagione della sua povertà, parecchi tedeschi, addetti al suo servizio, lo abbandonarono. Uno dei suoi primi grandi meriti fu quello non solo di mantenersi in stretto contatto con l'abate S. Ugo il Grande, di Cluny, che aveva fatto del suo monastero un centro d'irradiazione spirituale, ma di circondarsi di uomini insigni quali il monaco Ildebrando da lui ordinato suddiacono e fatto tesoriere della Chiesa romana; Umberto, monaco di Moyenmoutier, da lui eletto cardinale vescovo di Stiva Candida e fatto suo fidato consigliere; Federico di Lorena, arcidiacono di Liegi, futuro Stefano IX, da lui nominato cancelliere.

I mali della Chiesa, che bisognava affrontare, quali la simonia, il concubinato dei chierici e le investiture laicali, sembravano inguaribili. Tentativi isolati erano già stati fatti da Attone II di Vercelli (†961).

Rateiro di Verona (†974), 8. Gerardo di Toul (†994), S. Fulberto di Chartres (†1028), ma, perché una vera riforma potesse estendersi efficacemente ai diversi paesi della cristianità, era necessario che Leone IX, giovane, attivo, intraprendente, la concepisse, la volesse e la sapesse imporre. A lui spetta la gloria di averla affrontata con invitto coraggio. Forse nessun papa percorse, quanto lui, l'Italia, la Francia, la Germania, l'Austria, l'Ungheria per radunare concili regionali e nazionali in cui giudicare, punire o riconciliare vescovi ribelli, ribadire antichi canoni con spirito nuovo, consacrare chiese, estendere l'esenzione e la protezione papale ai monasteri.

Nel concilio pasquale, radunato al Laterano nel 1047, rinnovò i decreti dei suoi predecessori contro gli abusi del tempo. Secondo S. Pier Damiani, egli ordinò di nuovo la maggior parte dei chierici simoniaci e promossi irregolarmente. Avrebbe voluto sospendere dalle funzioni dei loro ordini e in perpetuo tutti i chierici che avevano ricevuto l'ordinazione da un simoniaco sia pure gratuitamente. L'assemblea si limitò invece a sottometterli a una penitenza di quaranta giorni. Per il ripristino dell'antico ideale sacerdotale e monastico, per l'applicazione dei canoni e l'attuazione del potere supremo del papa sulla Chiesa, tenne concili, oltre che ogni anno a Roma, a Pavia, a Reims, a Magonza, a Vercelli, a Salerno, a Sponto, a Mantova. Sotto la sua guida essi emanarono severe disposizioni contro la simonia e il matrimonio del clero e inculcarono l'obbligo del celibato a tutti i chierici a cominciare dal suddiaconato. Il primato romano che nei secoli di ferro aveva sofferto gravi umiliazioni, riacquistò, per suo merito, un carattere veramente universale e un'autentica autorità. I suoi rapporti con l'impero tedesco furono ottimi, anche perché Enrico III si mostrò disinteressato e scevro di simonia. La riforma intrapresa sarebbe stata definitiva se avesse capito che il lacrimevole stato della Chiesa non era che il risultato dell'abusiva intromissione del potere temporale nella designazione dei titolari del potere ecclesiastico.

Se ne renderà conto l'intrepido Gregorio VII che metterà per sempre la scure alla radice dell'investitura laica.

Leone IX dovette occuparsi pure dell'eresia di Berengario, irrequieto direttore della scuola cattedrale di Tours, il quale negava la reale presenza di Gesù nell'Eucaristia. Nel 1050 lo condannò nei concili di Roma e di Vercelli. Il concilio di Tours, nel 1054, gotto la presidenza del legato pontificio Ildebrando, s'accontentò della dichiarazione da lui fatta che il pane e il vino, dopo la consacrazione, sono corpo e sangue di Cristo.

L'unica impresa infelice di Leone IX fu la sua spedizione armata contro i Normanni che nell'Italia meridionale scorazzavano rapinando le terre del Patrimonio di S. Pietro. Convinto che soltanto una potenza statale propria poteva garantire l'indipendenza del papato, egli cercò di ampliare lo stato pontificio verso il sud. Nel 1051, Benevento lo aveva riconosciuto come signore. Enrico III aveva ceduto la città e altri territori alla Chiesa di Roma, dietro rinunzia nel 1052 dei diritti sovrani del papa sulla diocesi di Bamberga e l'abbazia di Fulda. A causa dell'insufficiente aiuto dell'imperatore, la guerra si risolse in un disastro. L'esercito, capitanato dal papa in persona, venne sconfitto e distrutto nel giugno del 1053 presso Civitate sul Fortore nelle Puglie. Lo stesso pontefice fu fatto prigioniero. I Normanni, dopo avergli chiesto in ginocchio perdono e la benedizione, lo trattennero per nove mesi a Benevento in una larvata prigionia. Il papa benedisse i suoi custodi, poi invertendo le parti del cattivo capitano con quelle del buon pastore, concesse loro l'investitura delle terre conquistate e da conquistare. Quando giunse a Roma era affranto. Sentendosi venir meno, si fece trasportare dal Laterano all'episcopio vicino a San Pietro, dove morì piamente il 19-4-1054. Nei quaranta giorni successivi ai funerali sul suo sepolcro si verificarono settanta guarigioni straordinarie. Vittore III, nel 1087, non fece che ratificare la canonizzazione popolare di uno dei più illustri papi della Chiesa.

Di Leone IX si ricorda pure l'insuccesso riportato nelle controversie bizantine. Il reciproco distanziamento tra Costantinopoli e Roma era sempre andato accentuandosi per complessi motivi teologici e politici, specialmente dopo la restaurazione (962) dell'impero occidentale con Ottone I, Quando Leone IX condusse i suoi eserciti contro i Normanni dipendenti in parte da Costantinopoli, anche ecclesiasticamente, lo scaltro e ambizioso patriarca Michele Cerulario, insorse. Accusò la Chiesa di Roma di eresia perché faceva uso di pane azzimo nella comunione, e le rimproverò il digiuno sabbatico e l'omissione dell'Alleluia nella quaresima. In un suo manifesto dichiarò i vari motivi per cui non voleva sottostare ad essa. L'unico serio e purtroppo vero, era che i vescovi occidentali guidavano eserciti in guerra. Leone IX, dalla prigionia di Benevento, fece controbattere le accuse da Umberto e stigmatizzò quell'orgoglio, peccato originale dei vescovi della "Nuova Roma". Inviò quindi tre suoi legati con il compito di comporre con dolcezza la diversità di vedute e ottenere aiuto contro i normanni. Il Cerulario fu irremovibile. Sicuri del consenso del papa già morto il 19 aprile, il 16-7-1054 i legati deposero sull'altare maggiore di Santa Sofìa la bolla di scomunica redatta da Umberto di Silva Candida in termini estremamente aspri. A sua volta il Cerulario scomunicò i latini. Nello scisma furono coinvolti serbi, bulgari, russi e rumeni, convertiti dai greci.

Sac. Guido Pettinati SSP,
I Santi canonizzati del giorno, vol. 4, Udine: ed. Segno, 1991, pp. 254-258.
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