Preti operai  

Sacerdoti che scelgono il lavoro manuale da svolgere nel mondo operaio, per promuoverne l'evangelizzazione e in spirito di solidarietà con esso.
Le prime esperienze di preti operai risalgono all'inizio del '900 negli ambienti più avanzati della democrazia cristiana italiana (il cardinale Ferrari nominò a Milano alcuni "cappellani del lavoro" tra preti vicini a tali gruppi), oppure tra gli abbés démocrates (preti democratici) francesi. Ma il vero e proprio movimento con questo nome nacque negli anni '40 in Francia dall'evoluzione dell'associazionismo operaio giovanile (JOC, Jeunesse Ouvrière Chrétienne). Proprio due assistenti della JOC scrissero nel 1943 un famoso testo, La France, pays de mission?, che identificava il problema cruciale dei tempi moderni nella scristianizzazione della classe operaia. Il cardinale Suhard diede vita a Parigi alla Missione di Parigi, come movimento di preti impegnato nell'evangelizzazione degli operai, mentre i vescovi francesi organizzarono una Missione di Francia per formare sacerdoti disponibili per compiti extradiocesani. In questi ambienti nacque l'idea della necessità di condividere il lavoro salariato e la condizione di vita degli operai. Diversi ambienti conservatori sollevarono però problemi socio-politici (il collegamento con la protesta sindacale e le posizioni di sinistra), ma anche teologici circa la figura del sacerdote. Queste polemiche provocarono la decisione della Santa Sede di far concludere l'esperienza dei preti operai francesi (divenuti nel frattempo un centinaio) entro il 1954. Alcuni preti operai ottennero dai vescovi di non abbandonare il lavoro in fabbrica, continuando così l'esperienza. Figure di preti operai riapparvero comunque anche in seguito, in un clima ecclesiale più disteso, a partire dagli anni '60, soprattutto in Francia, Spagna e Italia (all'incirca 1500 erano attivi alla fine degli anni '80).

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