Leviti  

Ebrei discendenti della tribù di Levi, così chiamata da Levi figlio di Giacobbe e di Lia, e principalmente quelli ch'erano impiegati negli uffici più intimi del tempio, per distinguerli dai sacerdoti discendenti da Aronne, i quali erano pure della stessa tribù per via di Caath, ma impiegati nelle più elevate funzioni del tempio. Dio scelse i leviti, invece dei primogeniti di tutto Israele, in servigio del suo tabernacolo e del suo tempio, per le funzioni del culto divino. Erano essi incaricati di farvi la guardia di notte e di giorno, e di portarvi tutte le cose necessarie, sotto la direzione dei sacerdoti, cui essi davano la decima delle decime medesime, che Dio aveva loro accordato per la propria sussistenza su tutte le granaglie, sulle frutta o sugli animali; giacchè essi non possedevano alcuno stabile, tranne quarantotto città assegnate a loro dimora in tutte le tribù, con alcuni campi, pascoli e giardini all'intorno. Quando i leviti servivano nel tempio, si sostenevano con le offerte e le oblazioni: servivano per turno e in ciascuna settimana come i sacerdoti. Iniziavano la settimana col giorno di sabato, e la terminavano nel giorno medesimo della settimana seguente. Non vestivano abiti diversi da quelli degli altri israeliti, finchè Agrippa re dei giudei permise loro di portare la tunica di lino nel tempio come i sacerdoti, cioè sei anni prima che il tempio fosse distrutto dai romasi. I leviti corrispondevano a un di prezzo ai nostri diaconi, per cui Prudenzio nell'inno in onore di s. Lorenzo martire arcidiacono romano, lo chiamò Levita sublimis gradus, ed altri lo appellarono archi-levita. Dalla enumerazione che Salomone fece dei leviti dall'età di venti anni, se ne trovarono trentottomila capaci di servire: ne destinò ventiquattromila al ministero quotidiano sotto i sacerdoti; seimila per essere giudici inferiori nelle città, e decidere le cose appartenenti alla religione, ma non di grande importanza; quattromila per essere portinai ed aver cura degli ornamenti del tempio; e il resto per fare l'uffizio di cantori. Essendo Mosè della tribù di Levi, gl'increduli lo accusarono di aver avuta per essa una particolare predilezione con pregiudizio delle altre tribù. Mosè viene difeso dal Bergier e da altri, ed i suoi discendenti non erano che semplici leviti.

Gaetano Moroni (primo aiutante di Camera di Gregorio XVI)
Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Vol. XXXVIII pagg. 165-166
Tipografia Emiliana, 1846