Istituti secolari  

Nella Chiesa cattolica, gli istituti secolari sono comunità con membri chierici e laici che vivono secondo i consigli evangelici, seguendo particolari regole, ma senza prevedere necessariamente uno stato di vita comune e prestabilito, continuando anzi normalmente a esercitare una professione secolare. Gli istituti secolari sono sorti prevalentemente nei secc. XIX e XX. Tra i primi esempi si risale alle fondazioni di Angela Merici nel sec. XVI; poi vengono considerate le esperienze promosse da P.-J. Picot de Clorivière (m. 1820): la Società dei Preti del S. Cuore di Gesù (riconosciuta da Pio IX come istituto secolare per sacerdoti) e la Società delle Figlie del S. Cuore di Maria. Attorno alla prima guerra mondiale sorsero a Milano la Società di S. Paolo (collegata all'Opera Cardinal Ferrari), e i Missionari della Regalità, fondati da Agostino Gemelli. Nel 1928 J. M. Escrivá de Balaguer dava vita a un istituto secolare sacerdotale che poi sarebbe divenuto l'Opus Dei. Kentenich nel 1926 avviò l'Opera di Schönstatt. Nel 1939 Lazzati, uscito dall'istituto gemelliano, fondava i Milites Christi (poi Istituto di Cristo Re). Solo nel 1947 Pio XII interveniva a regolare la questione con la costituzione Provida Mater Ecclesia e poi con il motu proprio Primo feliciter, che distinguevano canonicamente gli istituti secolari sia dalle comunità religiose, sia dalle società o pie unioni senza voti. Nel decreto Perfectae caritatis del concilio Vaticano II c'è un riferimento diretto alla loro forma di apostolato nella vita secolare. Nel 1972 si è tenuta una prima conferenza mondiale degli istituti secolari (resa permanente nel 1974), che radunò esperienze diversissime tra loro. Nel 1978 gli istituti secolari riconosciuti dalla Chiesa erano 126 (più di un terzo dei quali in Italia).