Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria  

L'Immacolata Concezione è dottrina che la Chiesa insegna come verità rivelata, secondo la quale la Vergine Maria è stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Sebbene la tradizione cristiana ha dal II secolo considerato Maria come santa in modo speciale e priva di peccato, il dogma che la vede immune dal peccato originale non è certamente e chiaramente espresso dalla Scrittura, ma trova il suo fondamento in un ragionamento teologico: era opportuno che la Madre di Dio fosse priva del peccato originale per accogliere il Figlio di Dio incarnato. La mancanza di esplicita chiarezza scritturale è stata all'origine dei vivaci dibattiti tra i teologi che la consideravano immacolata dal concepimento e quelli, in specialmodo domenicani e tomisti, che la consideravano concepita col peccato originale e poi redenta. Papa Pio IX, con la bolla Ineffabilis Deus dell'8 dicembre 1854, ha chiuso la questione definendo il dogma dell'immacolata concezione.

Santa Bernardetta riferisce che nell'apparizione a Lourdes del 25 marzo 1858 Maria affermò: "Que soy era Immaculada Councepciou", "Io sono l'Immacolata Concezione".

Comuni fraintendimenti

Confusione tra concepimento di Maria e concepimento di Gesù

Molti, per un equivoco originato dall'espressione "Immacolata Concezione", ritengono che l'espressione si riferisca al fatto che Maria abbia concepito suo figlio Gesù senza avere avuto rapporti con un uomo, cioè in maniera miracolosa. Oppure che l'abbia concepito senza commettere peccato, rimanendo immacolata.

Si tratta di un equivoco, dato che il dogma si riferisce al concepimento di Maria e non al concepimento verginale di Gesù.

Confusione col dogma della verginità di Maria

Da altri, infine, il dogma della immacolata concezione viene confuso con un altro dogma insegnato dalla Chiesa, che afferma la Verginità di Maria, prima, durante e dopo il parto. Tale dogma è diverso dall'Immacolata Concezione, la quale riguarda solo la nascita di Maria e concerne unicamente la sua immunità dal peccato originale in previsione dei meriti del suo Figlio, Gesù.

Sviluppo del dogma

Il dogma dell'Immacolata ha una storia particolarmente controversa e costellata da vivaci dibattiti teologici, complice il silenzio della Scrittura e della più antica Tradizione. Esso inoltre appariva scontrarsi con altre due verità di fede: l'universalità della redenzione di Cristo; la convinzione che il peccato originale si trasmettesse a tutti gli essere umani al momento del concepimento con l'atto sessuale dei genitori, quasi fosse una sorta di virus.

Nonostante siano molteplici i teologi che riconoscevano l'eccezionalità di Maria, fu solo con Duns Scoto che tale eccezione fu sistematizzata in un contesto teologico coerente.

Indizi biblici

Il Cattolicesimo vede in alcuni testi biblici non una prova, quanto un'avvisaglia di quella che sarà la dottrina del magistero. Bisogna ricordare che, secondo la teologia cattolica, la scrittura non è l'unica fonte della fede: anche la Tradizione della Chiesa è luogo teologico.

Nell'Antico Testamento, il cosiddetto Protovangelo presenta la donna (Eva) come prefigurazione di Maria:

«Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno
»
(Genesi 3,15)

In realtà l'interpretazione direttamente mariologica è dovuta ad un doppio errore di traduzione, insito nelle differenze grammaticali tra lingua ebraica, lingua greca e lingua latina: nella Vulgata di San Girolamo il pronome dimostrativo sembra riferirsi ad una donna, identificata con Maria; nella Bibbia dei Settanta il pronome, neutro, venne invece interpretato in chiave cristologica. In realtà nella versione originale il pronome si riferisce alla stirpe della donna (Eva), ovvero all'umanità.

Maria ponendosi al servizio di Dio, permette l'entrata del Salvatore nel mondo (Lc 1,38). Maria quindi, nella lettura tradizionale della Chiesa, partecipa, anche se in forma subordinata, alla vittoria di Cristo sul peccato.

Altre suggestioni veterotestamentarie del dogma sono ravvisabili nel Cantico dei Cantici e nei Proverbi:

«Quando non esistevano gli abissi, io fui generata;
quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua.
»
(Proverbi 8,24)

«Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia
»
(Cantico 4,7)

Nel Nuovo Testamento il passo principale considerato dalla tradizione cattolica come conforme al dogma dell'Immacolata Concezione è il saluto rivolto dall'arcangelo Gabriele a Maria:

«Rallegrati, piena di grazia»
(Luca 1,28)

Il Protovangelo di Giacomo

L'apocrifo Protovangelo di Giacomo, composto nel II secolo, contiene (tra l'altro) in nuce l'idea che Maria fosse senza peccato. Il testo presenta l'infanzia di Maria (cc. 6-8) come estremamente pia, allevata nel tempio di Gerusalemme dai 3 ai 12 anni, dove "riceveva il vitto per mano di un angelo".

Nonostante il Protovangelo, per la sua tardività e il suo stile agiografico e leggendario, difficilmente possa basarsi su fondati elementi storici, esso sembra rappresentare "una prima presa di coscienza intuitiva e mitica della santità perfetta e originale di Maria nella sua stessa concezione".

Sulla base della narrazione del Protovangelo, la liturgia e la devozione della Chiesa greco orientale ha attribuito dall'antichità a Maria il titolo di ?a?a??a, Panaghìa, "tutta santa".

I Padri della Chiesa

Sant'Agostino (354-430) è il primo teologo che riconosce la natura perfetta e speciale di Maria. Il suo pensiero va contestualizzato nella polemica anti-eretica che lo vide coinvolto: Pelagio e i suoi discepoli tendevano a ridimensionare il ruolo del peccato originale nella condotta morale dell'uomo, e Agostino rispose indicando l'umanità come una "massa dannata", concetto poi ripreso nella riflessione dei padri della Riforma, in particolare Calvino. Da questo pessimismo antropologico però Agostino dissocia Maria: "la pietà impone di riconoscere Maria senza peccato [...]. Per l'onore del Signore [...] Maria non entra assolutamente in questione quando si parla di peccati".

In oriente sono diversi i padri greci che, come Agostino, riconoscono la speciale natura di Maria. Proclo di Costantinopoli (m. 446-7) scrive che Maria "è il santuario dell'impeccabilità, il tempio santificato di Dio [...], il paradiso verdeggiante e incorruttibile". Theoteknos di Livia (VII secolo) la definisce "tutta bella, pura e senza macchia [...] Nasce come i cherubini colei che è fatta di argilla pura e immacolata". Andrea di Creta (m. 740) scrive che "il corpo della Vergine è una terra che Dio ha lavorato, la primizia della massa adamitica che è stata divinizzata nel Cristo, l'immagine del tutto somigliante della bellezza divina, l'argilla modellata dalle mani dell'artista divino".

In occidente, secoli dopo Agostino, Pascasio Radberto (m. c.a 865) scrive che Maria "è stata esente da ogni peccato originale".[7] In seguito il benedettino inglese Eadmero (circa 1064-1124), commentando la diffusione della festa liturgica dell'Immacolata che era osteggiata da alcuni ecclesiastici, "mosso dall'affetto della pietà e della sincera devozione per la madre di Dio" si pronuncia per la concezione di Maria libera da ogni peccato: "Non poteva forse (Dio) conferire a un corpo umano [...] di restare libero da ogni puntura di spine, anche se fosse stato concepito in mezzo ai pungiglioni del peccato? è chiaro che lo poteva e lo voleva; se lo ha voluto lo ha fatto (potuit plane et voluit; si igitur voluit, fecit)".

Teologia medioevale

Con la teologia scolastica medievale inizia la discussione sulle effettive modalità con cui descrivere teologicamente il concetto per cui Maria era senza peccato: i teologi precedenti, orientali e latini, sono concordi nell'affermarlo ma non entrano nel merito della ragione teologica, lasciando dunque la cosa come una sorta di eccezione ad hoc immotivata, lasciando in filigrana il contrasto col dogma della natura umana universalmente corrotta e con la redenzione universale operata da Cristo.

Anselmo di Canterbury (m. 1109) sostenne che Maria, concepita come tutti gli uomini nel peccato originale, fu anticipatamente redenta da Cristo, prima della nascita del Salvatore. La redenzione anticipata di Anselmo è sostanzialmente ripresa dai grandi teologi scolastici: Bernardo di Chiaravalle (m. 1153); Alessandro di Hales (m. 1245); Sant'Alberto Magno (m. 1280); Tommaso d'Aquino (m. 1274); San Bonaventura (m. 1274).

È solo con Duns Scoto (m. 1308), poi detto "Dottore dell'Immacolata", che prende forma il dogma come poi fissato da magistero: il teologo francescano sostiene non la "redenzione anticipata" di Anselmo e degli scolastici, ma la "redenzione preventiva" o "preservativa". Diversamente dai predecessori infatti non dice che Maria fu concepita nel peccato originale e poi redenta, ma che fu concepita senza peccato originale. Il suo ragionamento ribaltò i termini della questione: Maria non fu un'anomala eccezione (o un caso anticipato) all'opera redentiva di Cristo, ma la conseguenza della più perfetta ed efficace azione salvifica dell'unico mediatore. Scrive Scoto: "Cristo esercitò il più perfetto grado possibile di mediazione relativamente a una persona per la quale era mediatore. Ora, per nessuna persona esercitò un grado più eccellente che per Maria [...]. Ma ciò non sarebbe avvenuto se non avesse meritato di preservarla dal peccato originale".

Nei secoli successivi i teologi cattolici furono sostanzialmente divisi sulla questione: a grandi linee, i domenicani sostenevano la redenzione anticipata degli scolastici ("macolisti"), mentre i francescani sostenevano la redenzione preventiva di Scoto ("immacolisti").

Le dispute del XIV secolo

Nei primi decenni del XIV secolo le controversie si erano ormai accese.

Tra il 1320 e il 1321 ebbe luogo alla Sorbona una disputa tra uno dei discepoli di Scoto, Francesco de Mayronis (†1328), e il benedettino Pietro Roger, che sarebbe poi divenuto papa con il nome di Clemente VI (†1352). Gli animi si scaldano tra chi difendeva Scoto e chi lo condannava di eresia.

Così un carmelitano, Giovanni Baconthorp (†1345), scriveva:

«La beata Vergine, in quanto figlia di Adamo, contrasse di fatto il peccato originale. (..) Aggiungo questo contro alcuni, si pensi a Scoto, il quale dice che la beata Vergine non contrasse il peccato originale (..); e contro l'opera dell'Aureolo.»
(Quodlibet, III, q. 12; Venetiis, 1527, f. 57vb)

Nel 1387 il domenicano Giovanni da Montesono (†1412) cominciò ad insegnare alla Sorbona che la tesi sull'Immacolata Concezione era nettamente contraria alla fede della Chiesa . Ciò diede vita ad una disputa con il francescano Andrea di Novocastro (†1380) e suscitò l'opera del suo confratello Giovanni Vidal, Defensorium Beatae Mariae Virginis Adversus Joannem de Montesono, che causò l'intervento di trenta teologi della Sorbona; costoro, dopo aver preso in considerazioni gli argomenti dei due maestri, giudicarono la tesi del domenicano «scandalosa, presuntuosa e offensiva», obbligandolo a ritrattare.

Ma né la condanna, né la minaccia di scomunica da parte di Pietro d'Orgemont, vescovo di Parigi, riuscirono a far ritrattare il Monzón, che, pur ricorrendo a papa Clemente VII (†1394), ottenne solo condanne.

In ogni caso, i trenta teologi parigini, che sostenevano come "possibile" l'opinione immacolatista, riconoscevano anche l'autorevolezza che si deve avere nei confronti della teologia dell'Aquinate. Questa prudente posizione cercava di tutelare la libertà di pensiero di fronte ad un argomento non ancora definito dalla Chiesa, ma contemporaneamente ammetteva l'importanza del pensiero di San Tommaso. In effetti, è da questo momento che l'Aquinate divenne il "maestro" degli avversari dell'Immacolata Concezione, e sembra anche che si possa far risalire a questo evento la nascita ufficiale della "scuola scotista dell'Immacolata"; ebbero cioè inizio le due correnti teologiche degli Scotisti e dei Tomisti.

Le discussioni continuarono nel 1400, inaugurando tra i teologi cattolici un periodo di discussioni tanto intense e durature da ispirare artisti del secolo successivo (come Sogliani, nel 1521; o Toschi, Portelli) per la rappresentazione di quadri allegorici nominati, appunto, Disputa sull'Immacolata Concezione. Nel 1566 il succitato Carlo Portelli dipinse una chiara Immacolata Concezione per ribadire il concetto teologico, che però non trovò conferma ufficiale per altri tre secoli.

Dottrina del magistero

Lungo i secoli la posizione del magistero è stata prudente: per quanto il chiaro e definitivo pronunciamento pontificio si ebbe solo nel 1854, furono diversi gli interventi a favore della posizione immacolista.

Papa Sisto IV (m. 1484) introdusse a Roma la festa liturgica della Concezione. Sul piano dogmatico non si pronunciò, ma con le bolle Cum Praeexcelsa (1477) e Grave Nimis (1482) proibì a macolisti e immacolisti di accusarsi vicendevolmente di eresia. Alessandro VII emanò nel 1661 la bolla (che non ha l'autorevolezza e il significato teologico dell'enciclica) Sollicitudo, dove si dice a favore dell'Immacolata Concezione. Clemente XI nel 1708 rende universale la festa dell'Immacolata, già localmente celebrata a Roma e in altre zone della cristianità.

Nel 1848 Pio IX mostra l'intenzione di chiudere la questione in maniera autorevole e definitiva. Istituisce una commissione di teologi e una di cardinali, dalle quali però emerge il parere contrastante circa l'Immacolata. Anche Rosmini, pur ritenendola "moralmente sicura", sconsiglia di definirla dogmaticamente. Il Papa decide allora di valutare il parere collegiale dei vescovi, che nella tradizione cattolica ha valore magisteriale subordinato a quello pontificio, e lo fa con l'enciclica Ubi Primum del 1849. 546 dei 603 vescovi consultati si dichiarano a favore del dogma. Il Papa fa preparare la bozza dell'enciclica, che dopo 8 redazioni viene promulgata l'8 dicembre 1854 col nome Ineffabilis Deus.

Queste sono le parole che concludono l'enciclica mariana e proclamano solennemente il dogma:

«(...) affermiamo e definiamo rivelata da Dio la dottrina che sostiene che la beatissima Vergine Maria fu preservata, per particolare grazia e privilegio di Dio onnipotente, in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del genere umano, immune da ogni macchia di peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento, e ciò deve pertanto essere oggetto di fede certa ed immutabile per tutti i fedeli.»
(Ineffabilis Deus)

Il dogma non afferma solamente che Maria è l'unica creatura ad essere nata priva del peccato originale - e ciò fin da nove mesi prima della sua nascita, e cioè dal momento del suo concepimento da parte di sua madre, Sant'Anna - ma aggiunge altresi che la Madre di Dio per speciale privilegio non ha commesso nessun peccato, né mortale né veniale, in tutta la sua vita.

La dottrina attuale della Chiesa è che Dio conferisca l'anima alla persona umana non appena essa si forma, nel suo primissimo istante, e cioè al momento del concepimento[12]. La dottrina sull'Immacolata Concezione di Maria dà forza, nella visione cattolica, al pensiero della Chiesa sugli embrioni, ritenuti persone umane a tutti gli effetti, dotati di anima.

Il convincimento della Chiesa in ordine alla preservazione di Maria Santissima dalla macchia del peccato originale è relazionato a una riflessione: non sarebbe stato conveniente che il Figlio di Dio si incarnasse nel grembo di Maria Santissima se questa non fosse stata perfettamente monda da qualsiasi peccato.

La Solennità dell'Immacolata Concezione

Il Mistero dell'Immacolata Concezione di Maria è celebrato dalla Chiesa cattolica l'8 dicembre, all'interno del tempo d'Avvento.

Nelle altre confessioni cristiane

Il dogma dell'Immacolata non è condiviso in nessuna sua forma dalle altre confessioni cristiane, nemmeno dalla Chiesa ortodossa, che però neppure lo nega.

Nell'arte

Il tema dell'Immacolata concezione iniziò ad apparire in opere artistiche fin da quando si accese il dibattito, che vedeva schierati da una parte i Francescani e le ramificazioni dell'Ordine benedettino, legate al pensiero di Sant'Anselmo e san Bonaventura, e, dall'altra, i Domenicani, legati alla trattazione offerta da san Tommaso d'Aquino.

Inizialmente il tema veniva affrontato dagli artisti gotici in maniera "criptica", dove cioè si rimandava allo spettatore la conclusione, mettendo magari una serie di simboli e metafore facilmente decodificabili. Nel XV secolo le opere d'arte divennero più evidenti, propendendo per una o l'altra ipotesi, ben comprensibile dalla lettura di elementi che chiarivano l'intervento divino in tali episodi della vita di Gioacchino e Anna e dell'infanzia della Vergine.

Più coraggiose furono le opere legate al tema della Disputa sull'Immacolata Concezione, dove gli artisti ritraevano, caso più unico che raro nell'arte sacra, il parere contrastante dei dottori della Chiesa: ne è un esempio la tavola agli Uffizi di Piero di Cosimo.

Con la Controriforma venne stabilita l'iconografia fissa legata al concetto dell'Immacolata, che sarà quella ratificata dal dogma

Fonte: http://it.cathopedia.org/wiki/Immacolata_Concezione_della_Beata_Vergine_Maria

Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria