Diacono/Diaconato  

I termini greci diákonos e diakonía derivano dal verbo diakonéin, "servire", usato in senso sia religioso che profano. L'antica tradizione (Ignazio di Antiochia) vede nei "sette" di cui si parla in Atti 6,1 ss. i primi diaconi (nel testo biblico, in realtà, anche il ruolo degli apostoli viene qualificato come diakonía). Nei primi secoli si assistette a un progressivo incremento di importanza e di compiti del diacono, in campo liturgico, catechetico e caritativo, quando a lui fu affidata tutta l'organizzazione e l'amministrazione della carità della Chiesa. Ma già nel corso del IV sec. la funzione diaconale venne a declinare: la carità operosa passò ai monasteri, e il diaconato rimase, in Oriente, con funzioni prevalentemente liturgiche e, in Occidente, come grado previo al presbiterato. Il concilio Vaticano II, nel suo sforzo di aggiornamento della vita della Chiesa, prevede che il diaconato "sia restituito come proprio e permanente grado della gerarchia" (Lumen gentium, 29). Mentre nel decreto Lumen gentium la sua competenza ministeriale appare più ampia rispetto alla tradizione e sulla stessa linea di quella episcopale e presbiterale ("sia istituito per la cura delle anime"), in quello Ad gentes prevale una visione più concreta e funzionale. Al diacono compete, tra l'altro, assistere il vescovo e i presbiteri nella celebrazione dei divini misteri, soprattutto dell'eucaristia, distribuirla, assistere e benedire il matrimonio, proclamare il Vangelo e predicare, presiedere i funerali e dedicarsi ai vari servizi della carità. Ripristinato dal concilio Vaticano II, il diaconato permanente, che può essere conferito anche a uomini sposati, costituisce un importante arricchimento per la missione della Chiesa.