Consustanziale  

Il termine deriva dal greco homooúsios e significa: "della stessa sostanza". L'espressione fu usata al concilio di Nicea nel 325 per definire la natura di Cristo, consustanziale a Dio Padre. Il concilio si pronunciò così contro la dottrina di Ario, che affermava che il Verbo incarnato, Gesù Cristo, è la prima e la più perfetta delle creature, ma è inferiore e subordinato a Dio. La presa di posizione del concilio di Nicea si è espressa nel "simbolo" di fede, che introdusse nel Credo la precisazione che Gesù Cristo è "generato, non creato", "Dio vero da Dio vero", e, soprattutto, "consustanziale al Padre". Tale formula delimita il senso del termine anche rispetto all'uso precedente. L'espressione era stata condannata nell'uso fattone da Paolo di Samosata, perché negava qualsiasi distinzione reale in Dio. Il concilio sostenne la perfetta uguaglianza tra il Padre e il Figlio nell'identità a misura di natura divina. La consustanzialità indica che la natura del Figlio è divina come quella del Padre e che il Figlio è egualmente Dio come il Padre e che è eterno come il Padre, e che non è, perciò, creatura. Il simbolo di Nicea, completato al concilio di Costantinopoli per l'articolo sullo Spirito Santo (381), è il testo ecumenico per eccellenza ed è considerato la professione di fede delle varie confessioni cristiane.