Chierici e Clero  

Chierici, o clero, è tradizionalmente il nome collettivo che designa coloro che, distinti dai laici, svolgono nella Chiesa cattolica un particolare ministero. La parola deriva dal greco klèros (sorte, parte). Nella Prima lettera di Pietro (1 Pt 5, 1-4) la concezione dell'Antico Testamento secondo la quale Israele è «la porzione degli eletti di Jahvè» viene applicata alla comunità cristiana: i pastori non devono spadroneggiare sulla «porzione degli eletti» (traduzione: le persone a voi affidate); e negli Atti degli Apostoli (At 1, 17) la parola klèros pare riservata a colui che nella comunità ha ricevuto «in sorte» lo stesso ministero pastorale di Cristo. Dalla fine del II secolo clericus pare ormai il titolo fisso di tutti quelli che, nella Chiesa, servono il popolo di Dio. → Gerolamo motiva l'uso di questa parola affermando che il clerus è, in un senso molto speciale, proprietà di Dio e che Dio è eredità del clero. Nel diritto canonico il termine, in un secondo tempo, si caricò di significati giuridici quando si pose l'accento sulla differenza fondamentale tra clericus e laicus (laos significa popolo, letteralmente: membro del popolo di Dio). Anche la gerarchia fa parte del clero, in relazione all'ordinamento per gradi della Chiesa.
L'apparato della Chiesa ha conosciuto un'evoluzione assai complessa. Inizialmente le strutture sono poco chiare e soprattutto varie. Ci si rifece alla struttura amministrativa degli ebrei e dei romani. Anche se compaiono titoli come episcopo, presbitero e diacono (ora: vescovo, sacerdote e diacono), la natura degli uffici che si celano dietro questi titoli è tutt'altro che fissata. Forse vi erano due grandi tipi di comunità. Alcune erano governate da un singolo individuo (1Tm 3, 1-7); altre conoscevano una guida collegiale (At 20, 17). al di sotto della massima autorità vi erano molteplici servizi, spesso carismatici, che si basavano cioè sulle qualità personali e sulle doti spirituali (1Cor 12, 4-11 e 28-31).
Nel II e III secolo questa concezione multiforme dell'ufficio fu modificata nella maggior parte delle comunità cristiane, a causa soprattutto della notevole crescita del numero dei fedeli e della conseguente necessità di uniformare e organizzare il governo e la struttura del servizio: la varietà infatti portava fin troppo facilmente a libere interpretazioni della dottrina e della pratica. La struttura gerarchica del clero fu stabilita nelle sue linee fondamentali nel IV e nel V secolo, dopo che il cristianesimo divenne con Costantino una religione tollerata (editto di Milano del 313) (→ Elena) e, in seguito, con Teodosio il Grande venne proclamata religione di Stato (editto di Tessalonica del 380) e l'impero romano si definì come impero cristiano. Come l'imperatore è a capo dell'impero, così il vescovo di Roma è a capo della struttura ecclesiastica; come un amministratore imperiale governa una "diocesi" romana, così un vescovo guida un vescovato (denominato anch'esso "diocesi"); come una schiera di funzionari è al servizio del proconsole, così i chierici minori, secondo il loro grado, svolgono dei servizi nella diocesi ecclesiastica: sacerdoti, diaconi (che gestivano la cassa e assistevano i poveri e perciò nella struttura godevano talvolta di grande considerazione), suddiaconi, lettori, accoliti (tre funzioni liturgiche) ed esorcisti (specialisti nel reprimere le forze demoniache). Inoltre si delineò, nella dottrina dei → Padri della Chiesa, una "teologia dell'officium" che fondava l'autorità dei clerici sul sacerdozio di Gesù Cristo, sull'apostolato e sull'ufficio di Pietro. Mediante l'imposizione delle mani, che in seguito divenne un gesto sacramentale, si conferivano gli uffici e le facoltà connesse. I vescovi di Roma, inizialmente primi per dignità fra uguali nell'autorità episcopale, seppero trasformare la loro posizione di guide dottrinali e morali in un primato giuridico. Ai tempi di → Gregorio Magno nacque la consuetudine di praticare le tonsure a chi entrava a far parte del clero, per indicare alla persona in questione e alla comnità che egli apparteneva al clero. In tal modo erano state stabilite le caratteristiche fondamentali della struttura gerarchica della Chiesa fino alla riforma protestante. I riformatori rigettarono spesso, indotti dagli abusi perpetrati nel basso Medioevo, gli elementi derivati da fattori storici nella struttura dell'ufficio e si riallacciarono alle concezioni bibliche. L'ordinazione delle diaconesse in Occidente fu proibita da sinodi nel VI secolo; in Oriente questo ufficio femminile, peraltro non molto considerato, continuò a esistere. Nelle Chiese protestanti nella metà del XIX secolo fu nuovamente introdotta la figura della diaconessa, che inizialmente si occupava della riabilitazione delle peccatrici, in seguito dell'educazione dei giovani e soprattutto della cura dei malati.

Fonte: Dizionario dei santi - Storia, letteratura, arte e musica - autore: Louis Goosen - editore: Bruno Mondadori - 2000